mercoledì, febbraio 14, 2007

Sfogo e delizie

Senza fare troppo caso al fatto che mi so riducendo a scrivere (poco) troppo sotto le festività: ed è un caso, almeno per questa volta, ci sono quei momenti in cui non mi viene da guardare la TV (pur essendone, purtroppo, un abituale amico), non mi viene di mettermi là a leggere (è vero che non sono un grande lettore, ma leggere mi piace), in cui non mi viene, per una insopportabiole nullafacienza, di mettrermi a studiare (e l'ho fatto. E funziona!).
Che è un anno un po' di merda per il sottosritto lo sapete già. E che le incognite (troppo numerose) che si accalcano alla porta del mio cervello ormai allo sfinimento sono troppe e troppo pressanti per permettermi di pensare davvero un attimo con serenità ad una cosa per volta. Mi risolvo quindi in una grande confuzione dove cerco di illudermi di riuscire a dare un senso al tutto e di capirci almeno un briciola. E nell'indescrivibile papocchia tiro dentro ignari amici che mi sopportano - che sopporto - che non mi sopportano - che non sopporto - che vorrei ritrovare come prima - che vorrei trovare e basta - che ci sono sempre - che sanno che ci sono - che so che ci sono ma per qualche strano motivo faccio finta di niente o non me ne accorgo. Stupido.
Grido disperato. Passo le giornate a contare il momento in cui potrò fermarmi un minuto per una pausa vera (continuando a fermarmi senz atrovarlo e sprecando le giornate). Credo manchino più o meno cinque mesi e mezzo o qualcosa del genere. Ammesso sempre che ci si possa allora fermare a pensare, magari stesi al sole in un parco o su una spiaggia (non della Versilia possibilmente).
Ovvio che poi non è finita. Ma è proprio questo il punto di caduta, di rottura finale. Che non è finita. Ma neanche il fatto in se, proprio invece il fatto che dopo qualcosa c'è di sicuro, ma che cosa, chi lo sa? (sembra una di quelle filastrocche dell'asilo).
Che menoso. Qunati lamenti. Autocommiserazione. ... Potrei anche sostenere di soffrire del male di vivere, ma mi sembrerebbe un po' esagerato: ci penserò su.
In ogni caso questi giorni si alternano tra negativo-positivo (come direbbe la Franco): un tempo praticamente da Primavera con il nuvolone grigio-biancastro dietro l'angolo; uno stramaledettissimo 14 febbraio (che non festeggio) e uno ancor più stramaledetto 15 febbraio (che non vorrei festeggiare, per evitare sconforti ulteriori), che però, infondo, non sono tanto male; la prospettiva di un iter scolastico che mi stronca solo a pensarci, ma che desidero fare mio del tutto, a pieno, finchè è possibile; la patente (che va a momenti: ogni tanto mi sento in grado di prenderla e, quasi, la desidero; ogni altro tanto beh sì, se la faccio meglio, ma va beh); il FIRST, che devo-voglio, ma che se non lo passo posso anche dire addio a tutto il resto
[e altri soldi là, che aspettano di essere definiti come "buttati nel cesso" o "usati bene, ma cazzo quanto costa!"];
l'Università; la scelta dell'Università; l'esame per l'Università; l'esame per il Liceo; i libri per il Liceo; la tesina del cazzo per il Liceo...Tutto da fare, tutto che voglio fare, ma che non so se ce la faccio.
E se vi dicessi che alla fine, stasera, non sono nemmeno di cattivo umore o tanto depresso. Spero mi crediate!
Bacio a tutti e Buona Notte.
In ogni caso, checchè se ne dica, checchè non sembri, un amicoamico amico lo rimane, nonostante tutto. E perderli fa sempre un po' male.
Ah già: le delizie. Innumerevoli immagini di vita vissuta che ogni giorno, ogni momento ti stanno attorno. Troppe da elencare e troppo mie per parlarne così al vento della rete!
Accontentatevi delle lamentese di un lamentoso diciottenne! ;-)

11 Comments:

Anonymous Manu said...

perchè ho l'impressione che tu stia parlando di me? caspita rik, non so, davvero, non capisco. ma se tutti abbiamo sempre le stesse sensazioni, proviamo gli stessi dispiaceri, gli stessi terrori, le stesse emozioni...beh allora qualcosa sotto ci deve essere: com'è possibile? Quando qualcuno tira fuori un problema sempre ci si accorge di esserci dentro ugualmente. e ci si accorge di non essere gli unici, dunque. perchè? perchè siamo tutti nella stessa barca ( io e te poi...il First!?! chi ce lo fa fare?), ma non in senso cattivo, no! dopotutto è una bella barca, qualcosa di speciale in lei c'è, qualcosa che non la fa affondare, qualcosa che comunque ci tiene ancora tutti su di lei...che ci tiene legati anche se ci sono, ed è così per tutti, ci sono momenti in cui vorremmo tanto avere una barca tutta nostra, senza legami nè niente con tutto il resto. e in questi momenti siamo convinti che anche gli altri sulla barca vogliono che noi scendiamo. ma qualcosa ci fa sempre rendere conto che in realtà non è così. qualcosa, chissà come, ci fa tornare la voglia di viaggiare in compagnia, con una precisa compagnia. sempre. forse perchè succede qualcosa che ci mostra quella barca, che spesso si nasconde, ma c'è. caspita se c'è. senza di lei affonderemmo tutti, nessuno escluso, porco mondo. ma ce ne accorgiamo troppe poche volte. non apprezziamo abbastanza ciò che dovremmo e per questo perdiamo un sacco di momenti, li perdiamo per un nulla, per i troppi pensieri. quindi qualcosa che vale sotto sotto c'è...
un bacio a te, lamentoso 18enne!
by una lamentosa 18enne :p

4:50 PM  
Anonymous Anonimo said...

non mi pice lasciare commenti perchè non mi piace che tutti possano leggere ciò che scrivo, quindi rimarrò anonima e ti lascerò indovinare chi sono. la barca di manu io la vedo come una rete fatta di tutti gli amici, una rete che ci tiene e non ci fa cadere. anche se siamo appesantiti da un po' di casini e di problemi, la rete, se è buona e se ci si fida, regge. un anno di cambiamenti, di prove, di incognite; per ora per me è buono, più vado avanti più mi piace, se non penso al futuro (sì, hai indovinato chi sono). capisco e conosco le sensazioni che provi, e , come dice la saggia manu, tutti le hanno provate o le proveranno...dai, dai, entro la fine del 2007, la metà dei problemi saranno superati, magari non affrontati con successo, ma superati, e altrettanti nuovi arriveranno...bella prospettiva, vero? :p
cosa posso dire? la rete ti tiene su, e puoi ingrassare ancora per un bel po' prima che si rompa. per il resto, nodi della rete rotti compresi...dai, dai, uno alla volta i problemi se ne vanno.
cosa ho scritto? boh? sarà utile? lo apprezzerai? risulterà stupido e insignificante, il commento? tanto sono anonima!
una lamentosa che al momento si sta dimenticando di lamentarsi e non pensa al dopo perchè le piace l'adesso.
ciao

6:44 PM  
Blogger Ricchettauz said...

:-)

6:50 PM  
Anonymous Anonimo said...

Leggo ciò che avete scritto, mi fa rabbia non riuscire a capire le vostre sensazioni e le vostre paure. Ma evidentemente non capisco perchè l'impatto forzato con il futuro per me è ancora un bagliore lontano.
Vi guardo camminare davanti a me e mi dispiace vedere le vostre esitazioni.
Vi vedo tra vent'anni, tutti e undici, forti, sorridenti, che guardate indietro e respirate l'aria fresca e pulita che vi siete guadagnati.
Sono contento di avervi conosciuto, sono contento di sentirvi forti e grandi davanti a me, sono contento di avervi come guida. Vi ringrazio e vi auguro buon vento, e se il buon vento non dovesse arrivare, so che avete dei remi che aspettano solo di essere usati! Forza! Che la prima meta è vicina! Basta meno di quanto vi immaginiate! :)

A presto.

2:52 PM  
Blogger Ricchettauz said...

Sai cosa?...Guardare al futuro è una delle cose più belle che abbiamo (dopo, forse i ricordi). Il problema è che ora come ora, per quanto mi riguarda, vedo davanti solo una foschia spessa che so di dover attraversare, ma non so come quando se attraversare.
So che lo devo fare, che mi piacerà farlo e che forse, nonostante tutto quello che potrà succedere,lo rifarei sempre. Ma non a testa alta (almeno per ora). testa normale, dritta, cercando di vedere sempre un po' più in là, di illudermi un po' e smentirmi!

Con sempre un occhio speciale ai compagni di viaggio e una mano pronta, in caso serva!!

Grazie!

3:10 PM  
Anonymous Anonimo said...

A volte non basta essere al sicuro in una barca, a volte non basta che ci sia una rete pronta a sorreggerti... A volte si precipita comunque nel mare in tempesta. In questa situazione si nuota e con tutte le proprie forze si cerca disperatamente di restare a galla, ma questo accade solo se si è e dolorosamente attaccati alla vita. E a volte non si hanno nemmeno le forze per lottare.

E se quella foschia, non fosse solo una foschia? Non parlo di te, ovviamente, ci mancherebbe...
Solo che a volte ci si odia così tanto e il dolore è così forte che nulla può aiutarti... E sai che con te c'è solo la solitudine, infingarda e temibile, avversaria e compagna.
Potrà anche essere normale e condiviso, ma fa comuqnue male, un male cane.

Solo che non si è scelto di soffrire e di vedere sparire il proprio futuro. Sono altri che hanno scelto per noi, oppure il Destino, chissà.

Dicono che finchè c'è vita c'è speranza...ma quando è la vita a essere senza speranza cosa si deve fare?

Scusate il pessimismo, ora smetto

8:50 PM  
Blogger Ricchettauz said...

Beh, io, in realtà, la solitudine l'apprezzo ababstanza. Sola. Ma capico che qundo si accompagna a volgia di non essere solo sia terribile, conosco la sensazione. Ma bisogna dire che mi sono accorto di essere troppoa ttaccato alla vita anche solo per pensare le cose che hai scritto.
E alla fine non è che il futuro sparisce. No. E' sempre là, che ci aspetta, quasi. Direi anzi abbastanza indifferente che noi si vada o meno.
E riguardo la speranza, beh, credo ce ne sia sempre un po'....anche solo per cose minori, apparentemente stupide, ma che talvolta ti salvano con un sorriso o una bella risata o anche solo un bel pensiero: le "delizie".

10:44 PM  
Anonymous Anonimo said...

In fondo le speranze sono fatte della stessa impalpabile sostanza di cui è fatta l'anima...
Ed essere troppo attaccati alla vita non sarà mai un difetto. è umano, anzi proprio di ogni essere vivente. In realtà la cosa terribile è quando la vita ti è indifferente, così indifferente che vorresti solo vederla scorrere, osservare te stesso da lontano, dall'esterno per non dover più decidere o soffrire, neanche a costo della felcità. Questo è pericoloso. Amare la vita è istintuale e primitivo, ma proprio per questo fondamentale. D'altra parte si dice che la nascita sia l'esperienza più traumatica.

5:05 PM  
Blogger Ricchettauz said...

Ah, no. Le speranze sono molto più resistenti. Per questo fanno più male qunado s'infrangono!
Un po' come stare al cinema, quello che dici tu. Solo che ora come ora ogni film finisce e dopo i titoli di coda si torna belli belli a casa, magari dopo un panino con patatine!
Pensa che brutto vedere il film della propria vita da dietro uno schermo e, qundo finisce, non poter fare più nulla che finire noi stessi.
Pensa scusa ad un abbraccio. Un fiore. Un viaggio. Anche solo un sorriso o un bel ricordo. Non può valer la pena di viversi la propria vita anche solo per questo?
Mille sono le cose che non ci piacciono, mille le ingiustizie, mille le persone o le cose che non ci piacciono o le situazioni nelle quali ci sentiamo impotenti piccoli insetti che vengono schiacciati senza fatica (nonostante i mille sforzi, spesso immani, che facciamo). Ma per ora siamo ancora qua. E continuiamo ad abbraccaire, a vivere, sognare, sperare, sorridere e viaggiare...

che non sia solo un caso?

6:06 PM  
Anonymous Anonimo said...

Non so, leggo il messaggio del terzo anonimo, e rileggo un pezzo del mio trascorso.
Io, solo, circondato da tanta gente, ma solo. Più che attaccatura alla vita la mia era paura di far star male gli altri. Vivevo per gli altri, per la mia famiglia, e per coloro che forse avrei incontrato in futuro. Vivevo passivamente, condividevo momenti con gente che non mi completava, solo per non restare da solo. La solitudine è una brutta cosa, ma a volte ci sentiamo soli anche quando soli non siamo. Mi succede spesso di sentirmi tremendamente solo, e piango e piango senza fermarmi. Per quanto si voglia dire, resteremo soli sempre, finchè non riusciremo a star bene con la semplice compagnia di noi stessi. Possiamo avere un sacco di gente attorno e sentirci soli lo stesso, e possiamo non aver nessuno e non sentirci soli. Siamo noi che giochiamo e scegliamo che carta giocare. Quindi per concludere questo discorso che non va a parare da nessuna parte, non convinciamoci mai della nostra solitudine, perchè se affidiamo tutto agli altri potremmo non riuscire a tornare a galla. Impariamo a credere in noi, e se gli altri saranno là a darci una mano sarà ancora più bello.

La vita è qualcosa di magico, l'ho scoperto solo quest'anno, e spero che chi ancora non l'ha fatto possa scoprirlo presto.

Voi siete un pezzo della mia barca, e a volte questa barca traballa, sta a me restare in equilibrio.

Non so se ciò che ho scritto ha senso, ma va bè. Ciao.

12:53 PM  
Anonymous Anonimo said...

Speravo anch'io che stare da soli potesse essere una strada percorribile: contare sulle proprie forze, credere in se stessi, dubitare e sbagliare, ma impegnandosi pur sempre da soli. Ma ora mi sono venuti dei dubbi, perchè forse la domanda non è se sia possibile farlo ma se IO voglio farlo... Oppure se lo dico al mio cuore solo perchè non si disperi...
Quanto alla carta da giocare, non sempre è possibile sceglierla. Ho scoperto recentemente che a volte le mani più importanti della nostra vita le giocano per noi altri giocatori o il mazziere, e noi non possiamo fare molto...
Spero davvero di riuscire a vedere la magia della vita, davvero tanto, e ti invidio perchè l'hai trovata.
Infine: e se l'equilibrio non lo trovi? Se non hai una barca?

7:41 PM  

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